Dervisci

la mia lampada di Aladino - solo la foto è mia*
Di porta in porta, attraverso il mondo.
Stamattina mi è venuta in mente la lampada di Aladino. Sarà che rip vuole un miliardo per mettersi a posto per la vita, sarà che le atmosfere di questa foto possono far pensare al mondo arabo, al massimo nord africano, mi ritrovo con il termine darviscio/derviscio che mi ronza nella testa.
L’asceta lo lascio da parte che mi interessa meno, vado al nocciolo del termine quel “cercatore di porte” che pare interessante.
Le porte come aperture come usci come ingressi come dipartite come acessi come decessi come luce come notte come accoglienza come chiusura.
Siamo un po’ tutti mendicanti di aperture.
Cerchiamo pertugi dove infilarci, scampoli di aria dove insinuarci, crepe di muro dove scivolare. Per inserirci, per immetterci, per inocularci.
Nel tessuto. Un tessuto qualunque, che sia una stoffa o una società, ci basti non essere soli.
Ma le porte non sono tutte uguali, tocca saperle cercare e sapere imboccare quelle giuste.
E i dervisci non sono tutti onesti. Alcuni ci invitano e poi ci chiudono dentro.
Alcuni in cambio di millantate prelibatezze prendono le nostre impronte, dicendoci che lo fanno per rispettarci di più.
Scendi quei gradini e quando sarai in fondo vedrai che quella porta si aprirà da sola davanti a te: ti troverai in un grande sotterraneo, diviso in quattro vani comunicanti, e in ciascun vano troverai quattro vasi pieni d’oro e d’argento. Bada bene: non lasciarti trascinare dal desiderio e non toccare nulla di quei vasi, non sfiorarli nemmeno con il lembo della veste, perché se tu facessi ciò saresti immediatamente tramutato in un blocco di pietra nera. Nel quarto locale troverai una porta: aprila pronunziando il tuo nome, quello di tuo padre e quello di tua madre, e passa oltre. Ti troverai in un giardino meraviglioso, pieno di alberi carichi di frutta saporosa, ma bada di non toccare nulla. Cammina invece sempre diritto davanti a te per cinquanta passi, e ti troverai davanti a un padiglione al quale si accede per mezzo di una scala di trenta gradini. Al centro del padiglione vedrai una lampada di bronzo: prendila, vuotala dell’olio e nasconditela in seno; non temere per gli abiti perché quello è un olio che non macchia. Ciò fatto torna indietro e portami quella lampada che sarà la cagione della nostra immensa ricchezza.
(dalla storia di Aladino - Le mille e una notte)
E noi, dervisci del mondo, che possediamo pulsioni, differenze gli uni dagli altri e spinte verso questo o quello, siamo uniti sotto lo stesso tessuto, quello del cielo, anche se alcuni di noi vorrebbero averne uno tutto per sè.
(E.)













